Mormorazioni paramistiche notturne

[segue…]

Ma una sola, tra tanti canti e suoni
e clangori e blablà e filosofie
fuse insieme nel sogno incessante,
nel silenzio sonoro – una sola
è la sorgente, il germe d’ogni parola,
suono che accende ogni suono: la Parola.

La conobbero forse certi maghi,
o i bambini la sognano d’estate:
quel soffio, quel mantra, quel fiat
che soffia sulla brace delle stelle,
sulle sfere che dissero sonore,
e spalanca la terra, dove i demoni
dormono il sonno dei minerali
che attendono la luce per brillare.

L’universo, che ha tanti tasti e suoni,
e non soltanto per il nostro orecchio,
ha pure un suo riposto interruttore,
simile a quello che cerco a tentoni
sul comodino ingombro di libri:
l’illusione può esserne accesa
e spenta, come lo sguardo
di chi si sveglia e addormenta.

E’ un suono mormorato, due o tre sillabe,
ma smuove i cieli più che cento salmi
gridati, più che il sofferto,
lungo invocare del santo sillabato
goccia a goccia alla terra come sangue.

L’uomo che possiede quella chiave
può saziarsi di cibo, bere vino
e bestemmiare, ma al suo comando
un angelo accorrerà
e come un falcone ammaestrato
si poserà sul suo braccio,
recandogli il potere, noto a chi
è simile al pensiero e vola e varia,
di creare e dissolvere universi
quasi fossero sogno – perché sono
sogno favola flatus
aria.

La fonte di Frattulla

Se lasci la provinciale per un viottolo
che sprofonda tra i rovi, dove il bosco
protegge un suo segreto – un fresco rivolo
che brilla tra le pietre- udrai ancora
il racconto di un qualche Mustafà
e del deserto, del tempo
quando né i pozzi né i carri
avevano un motore:

Se in una sola giornata, dall’alba al tramonto,
berrai a sette fonti
avrai il dono dell’immortalità.

A meno che tu non vada
per genti e paesi diversi
col tappeto volante, e non t’inganni
un’unica vena che dentro la montagna
si riparte per dissetare gli orti
di quattro o più versanti:
sette non siano le barbute fontane,
ma le sorgenti.

Non ne basterebbero settantasette
per l’uomo che di sabato col fuoristrada
viene con taniche e fasci di bottiglie
all’oasi di Frattulla, dove galleggiano
nella limaccia verde dell’abbeveratoio
i vuoti eterni e immondi
di sette marche d’acqua minerale.