la palude di fronte


E’ un vecchio cantiere chiuso,
dicono i coinquilini,
lo sterro erboso, il luogo misterioso
che quando piove diventa acquitrino
e cova di zanzare tigre, forse di tigri, là
oltre la rete zincata e il contrafforte
di una ben squadrata siepe di bosso.

Di là misteriosi, perigliosi fossi
nascosti da erbacce e canneti, di qua il giardino
condominiale, dove, ludibrio dei bambini,
sconfinano a volte rane
spaesate che non ritrovano
la smagliatura, il varco per tornare
nel loro mondo lontano.

dedica (scritta alla fine)


E’ la stagione, ahimè, della raccolta,
malinconica impresa e settembrina
a compimento d’una dura annata.

I versi cominciavano difatti
a cadere e appassire, prosciugati
del loro miele alcuni, altri già guasti.
Ripongo il calamo, chiudo il taccuino.
Li cestino. O ne faccio dono ingrato
con dedica a chi già li ho dedicati:

Possa persino tu gustare il vino
per cui li pesto, tu che li hai fatti
tanto più dolci quanto più bacati.