the day after


L’annuncio fu dato il giorno prima,
al telegiornale delle otto.
L’ondata era prevista per l’indomani.
Dopo il ciclone in Birmania
e il terremoto in Cina
una nuova catastrofe: l’estate.

Allarme-caldo! temperature
superiori alla media stagionale!
Incendi canader spiagge affollate
turisti sudati a Roma e a Firenze,
rischio di morte per bambini e anziani
e per chi ha problemi di cuore.

Oggi fa un po’ meno caldo, si rifiata.
Un paio d’anni fa o tra due anni
sarei crepato, non l’avrei scampata.

E lei, povera infante,
sarà sopravvissuta?

gli ipocriti

Come puoi disprezzarli, gli ipocriti,
e con loro essere sincero?
Hanno occhi così mansueti!
Ti guardano dritto negli occhi, mentre ti spiegano
col cuore in mano, con disinteresse,
che la loro intenzione era onesta,
che hanno rischiato la gogna e la proscrizione
solo per voler essere giusti.
Puoi forse dubitare
che non abbiano agito a fin di bene?

Se dice male di tutti
meno che di te e di sua madre
(lo sanno tutti che ti vuole bene),
l’ipocrita non è malevolo.
Non calunnia non, sparge zizzania,
non rende falsa testimonianza,
non diffama, non mente.
Anzi, è così franco in quel momento,
così schietto, con te! Perché è sicuro
che quel segreto resterà tra voi
è non sarà tradito.

E tu che abbassi gli occhi e acconsenti
non puoi più liberarti dalla pania
di quella complicità.
Del resto sei d’accordo, per metà,
col fatto che voi due – tu e lui –
siete, dell’intera umanità,
l’unica parte decente.

I miei vecchi amici sono vecchi.
Hanno grigi e radi i capelli.
Io folti e neri, invece. Mi sfoltisce
una calvizie segreta, d’altra specie:
perdo le parole. E più invecchio
più, senza rimpianto, me ne spoglio.

Si agitavano un tempo come foglie
in un ventoso aprile. E le poesie,
le mie e le altrui, mi sembravano belle,
se soltanto volevano sembrarlo.
Ah, come tutto era canoro allora,
quando non udivo in primavera
il canto dell’allodola. O del merlo?


the Winter’s Tale


Dopo aver visto, ieri sera, “il racconto d’inverno”, in un’antica edizione della BBC, della collezione ARDEN…


Ero Leonte stanotte nel sogno.
Non a caso re di Sicilia
e geloso. Ormai vecchio
e macilento, artritico,
rannicchiato sul trono. E Pentito,
oh sì,
ma non ricordavo più di che misfatto.
E tu, mio amore, non riuscivi
a resuscitare del tutto.

Nella pietra il tuo volto traspariva
come un cuore pulsante in una teca
opaca d’anni e lacrime.
O come un feto invischiato
in ragnantele antiche. L’atmosfera
non era di risveglio, ma di lutto.

Mi erano familiari i lineamenti,
ma non eri una sola persona.
Ti amavo come si ama
l’ultima donna amata,
ma eri insieme Perdìta ed altre figlie
e amanti – di ogni età, di ogni stagione.
Tutti i nomi confusi
in un singhiozzo, nell’invocazione
impedita dall’afasia e dal pianto,
in quell’improbabile Ermione.

il dopo-elezioni


Dopo l’aprile piovoso (e non solo),
spero che faccia bello e il merlo esulti
là sulla tenera cima reclina
dell’abete davanti al mio poggiolo.
Spero che maggio duri i suoi trentuno
giorni, e poi segua giugno anche per me.
Che venga tardi luglio e poi l’autunno,
spero, e di alzarmi presto la mattina
per rassegnarmi al sonno non più tardi
delle dieci di sera. Che non strillino
per le scale i bambini, ch’io non oda
altro che il merlo cantare. E che infine
ci facciano la grazia di abolire
la moda delle braghe a vita bassa,
perché siano più belle le ragazze.