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Cos’è accaduto, amore, in questi giorni?
Hai saputo dei morti in Afghanistan,
dei morti di Messina? Quanti sono
i morti? – E tu, amor mio,
come stai?
Sono ore che non ti vedo,
che non ti sento (ho spento il cellulare,
fonte di ogni informazione al mondo).

I tuoi bollettini amorosi,
le immancabili news mattutine
e le carezze e i baci telematici,
dolce supplemento ai baci dati,
riferiscono di astri e lune e nuvole
contemplate dal finestrino del bus.
So tutto del melograno, dei tuoi giuggioli,
del tuo giardino che non vedrò mai
anche se me ne porti le primizie;
so dei pianeti, delle figure
che disegnano nei lori giri
(ellissi più o meno schiacciate,
e tu sai calcolarne esattamente
la lunghezza e il momento);
di Venere che brilla come la luna
e che con lei svanisce nel giorno;
so le albe inviate via MMS,
i tramonti sulla tua laguna.
Grazie al tuo buonmattino, al mattino,
prima di alzare la persiana
so com’è la giornata,
se è nuvolo o c’è il sole. E qualche volta
ho una certezza: tra poco ti abbraccerò.

In sole due lunazioni per te forse
sono accadute altre e altre cose,
insieme ad albe e tramonti.
Per altri eventi hai trepidato,
oltre che per l’amore – ed anche questo
io so, perché so tutto ciò che puoi
dirmi di te, di noi – A me è accaduto
solo di amarti, e di pensare a te.

amore


A contarle, le volte che mi dici
amore, persino tu
che sei brava coi numeri
perderesti il conto, amore mio.

Però dovresti solamente dirlo,
giammai scriverlo, amore, che mi ami.

Dell’amore non si dovrebbe scrivere.
Quella parola, non dovresti, amore,
scriverla in migliaia di sms.

Ciò che è scritto rimane, amore mio,
mentre l’amore, amore,
è così volatile (non ridere!).
Invano tentiamo di avvincerlo
coi lacci disperati degli avverbi
(ti amo tanto, ti amo davvero…).

Posso dirtelo a voce, sussurrartelo
dentro il piccolo orecchio, nella bocca
sulla nuca e dovunque ti solletichi
il mio fiato: ti amo (tanto, sì).
(E poi mi piacci, sì, con tante c).

Non so scrivere più dell’amore,
specie di quello che tu dici dolce
e vero. Per antica consuetudine
col disamore, sono arcigne e torve
le mie poesie d’amore – e poco adatte
a questo nuovo amore.

Ma l’amore, l’amore nei tuoi occhi
mi guarda con tanta dolcezza,
con tanto amore, e le tue parole
sono così benevole (la cosa,
ti assicuro, non è per me usuale),
e io ti amo tanto, ma così tanto
che rischio anch’io di scriverlo, senz’ombra
di dubbio e di fastidio, che ti amo.