baci e segreti

Era foresto, lui, anzi un terrone,
ma dell’amata conosceva tutto,
anche la lingua ormai: quelle sue dolci
blesità veneziane, più marcate
nel sussurro, e il vezzoso arrotondare
le O, o il prolungare alcune U.
Gli era noto il variare del sapore
dalla nuca al solco delle natiche,
lungo quella diafana vegetazione
di sudata lanugine da scorrere
con lievissimi baci.

E’ bello – le diceva – riconoscerti,
e vedere che tu sei ancora tu.
Ogni volta diverso era il suo bacio
e ogni volta più intimo e più vasto.
Eppure era ormai il bacio di sempre,
la riproposizione di un discorso
concluso e ripreso dall’inizio:
non solo un bacio, ma un giro vizioso,
una parola d’ordine, una chiave,
il suggello di una riappropriazione.
– Sei qui di nuovo, sei di nuovo tu –
diceva ribaciandola. E di nuovo,
lungo l’esplorazione di rotonde
montuosità, di valli, di recessi,
di angoli – persino quelli acuti –
al dominio dei baci riannetteva
anche le asperità minime, i brufoli,
il nervo accavallato il lato oscuro
la bua il castron il piccolo segreto.

Infine (se poi aveva conclusione
quell’avventura scevra da sorprese),
era felice lui, e compiaciuto.
Si era inoltrato in più segrete pieghe
che le gole consuete – perché lei
era lieve era dolce era cedevole
nel secondare la passione. Inoltre
le piaceva parlare – e parlavano,
sghignazzavano anche, ripetendo
di ogni parte anatomica baciata
il nome strano in buffe traduzioni.
– Come si dice questo in Siciliano?
E questo? – Sticchiu, gammuneddu, cozzu,
curduzzu – rispondeva lui, e lei,
tutta aggricciata come per un
proditorio solletico, rideva,
sussurrandogli dentro l’orecchio
quelle stesse parole in veneziano.

Tutto di lei sapeva, tranne gli occhi.
Non erano ogni volta gli stessi occhi,
nel fondo avevano un altro colore,
nuovi riflessi – acquamarina zàfiro
labirinti di specchi alghe nuvole
laguna e cieli in tutte le stagioni:
com’erano, dov’erano i suoi occhi?
Lei diceva di amarlo, e certamente
in questo era sincera.
Ma era con allarme che talvolta
lui scopriva una vena, un’eruzione
non rilevata dalla mappa: forse
una piccola ecchimosi. Per anni
così i baci percorsero sentieri
allumacati, forse, da altri baci.

 
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Resistendo alla tentazione di scrivere una poesia d’amore

Di nuovo la cattiva ispirazione,
oggi che non piove e non c’è il sole
– la tentazione di scrivere all’amata
e dell’amore con le stesse parole
di quando l’amore era infelice
(no, non sono del tutto felice,
sebbene tu ogni giorno mi ripeta,
al telefono, che m’ami).
Di quella pena sento che potrei
soffrire ancora nel risentimento.
Ma non per colpa tua, per le mie colpe,
per una perversione dell’amore.

Sei così lontana in queste ore
di prefestivo silenzio – e già domani
splenderà su di me il tuo sorriso
tra le bionde cortine dei capelli
che come un baldacchino si chiuderanno
sul nostro cieco abbraccio.

Non scrivo nulla, amore. Chiudo gli occhi,
attendo che venga domani.
Non si sciupi nei versi l’amore
e i versi in un’eco di lamento.