La casa presso il fiume

A due mesi dal preliminare
quasi non mi appartiene più
l’amata a prima vista, la vagheggiata,
la prescelta, l’unica casa
che davvero ho voluto nella vita.
La libreria di noce, i pavimenti
di faggio, e un grande ginko
così vicino che potrò toccarlo
dal poggiolo  (le foglie del ginko,
quando  traslocherò, il prossimo autunno,
saranno di un giallo irreale).

E’ come non dovessi più abitarci
nel remoto futuro, dopo il rogito,
ma l’avessi perduta e non riuscissi
a ricordarne che l’essenziale,
similmente alle case in cui fui ospite,
o in cui immaginavo di abitare.

Ricordo solo gli alberi, i pavimenti
di faggio, e che è una casa
di una città fluviale.

I Mercati

(appunti di teologia apofatica e previsioni a lunghissimo termine)

Dice che i sacrifici, il sacrificio
ci otterrà in premio la salvezza.
Ma il dio non ha sentimenti,
non lo commuovono i disoccupati
né i pensionati, e certo
non baderà alle lacrime di un ministro,
fosse pure un ministro del suo culto.
Non lo offendono le bestemmie,
non ci sarà grato delle offerte:
seguiterà a colpire di downgrading
i popoli e gli stati.
Neppure gli eletti, le triple A,
saranno risparmiati.

Sia fatta la Sua volontà,
se mai il divino può avere
un disegno, uno scopo, un’intenzione.
E officiamo il rito dei sacrifici
per disinteressata devozione,
senza nulla sperare
da colui che è unico e plurale
che non è giusto né ingiusto
che è umano e non umano
che non è bene e dunque non è male
che non ha cuore
che è impermeabile alle invocazioni
che non ha eserciti né polizie
eppure ci governa.

Ma vi conforti sapere, o disgraziati,
che ha un difetto la Sua divinità:
il sole si spegnerà un giorno,
e prima d’allora i pianeti
saran rifusi nel grande altoforno.
E prima ancora la luna si sgretolerà
e come valanga di sale precipiterà
sui diacci grattacieli di cristallo.
Dunque c’è almeno un attributo
che rende un po’ meno trascendente
il Senza Volto, l’occhiuto senza occhi:
questo iddio scellerato non è eterno.