Misunderstandings

Oggi ho conversato col mio tablet:
in inglese, in lituano e in italiano.
È dotato di speech recognition
in centoventi lingue, così dice,
e di una buona sintesi vocale.

Ho avuto l’impressione che capisse,
ma solo la mia lingua, e che persino
mi compatisse. Infatti le parole
apparivano esatte sullo schermo:
come sempre sbagliate.

Le traduceva all’istante in inglese.
Quanto perfetto, non so dire, ma
la pronunciation era certamente
di gran lunga migliore della mia.

Faticava un po’ con i concetti
astratti, e con i sentimenti
complicati, non enunciabili
con un semplice t’amo o un vaffanculo.

Non capiva il non detto, m’invitava
a scandire, a parlar chiaro e forte.
Niente reticenze, sospensioni,
elusioni e intensi silenzi.

Niente solecismi, dialettismi
e gerghi d’ogni specie. Gli va bene
qualsiasi oscurità e stramba metafora,
purché sia accurata la dizione.

Non riconosce i nomi di persona,
e forse il tuo è not understandable.
E se lo scrivo, giusto per testare
il text-to-speech, lui sbaglia l’accento.

Cambio programma. Faccio che mi legga
una poesia. D’amore, per l’appunto.
Ma la sua voce suona derisoria,
mi schernisce. Segno che anche lui
ha capito la solfa.