SMS

Due primavere fa
avevo sedici anni, ora ne ho quasi
sessanta, sessant’anni giudiziosi.
Tu, benché maritata da sei lustri
e vessata dai guai, dalla famiglia,
eri un’impubere preadolescente.
Come oggi sfolgorava primavera,
Impazzavano i merli e altri uccelli.
Le mie tasche fremevano di trilli,
e i nostri messaggi amorosi
erano così fitti e numerosi
che non bastavano tre cellulari.
Ora le parole nel display
dicono affetto, un’amorevolezza
da vecchi amici, quasi da parenti.
Ti mando un bacio a volte,
lieve e sulla guancia, beninteso.
Una carezza, ma non certo ardita.
Stasera sono ancora più prudente,
basta “un caro saluto”.

Digestione difficile

La cara poetessa che mi degna
di dediche non sempre lusinghiere
dice di me che ho un’esistenza labile,
che la mia presa sul reale è debole,
o su di me la presa del reale.
Aggiunge che il ragazzo è intelligente
ma non legge, non scrive, non s’impegna.
Ha sempre sonno e inopinatamente,
nel bel mezzo di grati conversari,
dopo la cena sontuosa, si spegne.