Strammàti

Erano più allegre, un tempo,
le rievocazioni cui indulgiamo
sempre più spesso, io e i quattro amici,
sebbene i fatti, raduno dopo raduno,
appaiano sempre più buffi.
Da molti anni non siamo più giovani
e solo ora, vecchi, lo sappiamo.

Qualche bicchiere, molte sigarette,
e infine eccola qua la nostra vita:
logori aneddoti, macchiette
e personaggi strambi. Strammàti,
li chiamiamo noi, a nostra volta
strammàti nei discorsi d’altri vecchi
delusi e maldicenti.

Ridiamo fino alle lacrime,
dispiegando la solita parata
di marionette fruste, amici, amori,
le gaffe degli sbadati come me,
i numeri dei poveri buffoni.

Ma abbassiamo lo sguardo, rimestando
le cicche, quando poi enumeriamo
quelli che non abbiamo più potuto
o voluto incontrare,
i più sfigati, gli squalificati
e chi si ritirò con disonore
da questa corsa zoppa che prosegue
verso mete che non sappiamo più.

Come avvenne, quando è accaduto,
e che potevamo fare noi  per loro,
per i già morti, per gli alcolizzati,
i colpiti da tegole, da infarti,
separazioni – e specialmente per
gli strammàti. Come quell’altro
tanto bravo a suonare la chitarra,
che impazzì all’improvviso
– per amore, si disse.

Tornò da Roma, dopo l’incidente,
e non uscì mai più dalla casa dove ancora
vive la vecchia madre – Per amore!
Ma altro male covava, altra è la pena,
più tremenda la tabe che ci scava.