Precise generalità

Ho totalizzato una ventina
di duplicati del mio documento
d’identità. Nonché perderlo spesso,
lo lavo in lavatrice, lo cancello.
Mia moglie ride, dice che anch’io sono
la duplicazione reiterata
d’uno smarrito labile me stesso.

Se io sia ammogliato o no, non saprei dire,
perché non conta lo stato civile.
Quanto al sesso e alla fedeltà,
è un matrimonio casto, e i tradimenti,
sporadici e ammessi, non comportano
che blande gelosie dissimulate.

L’impiego, quello è stabile, statale.
Ma se mi si domanda in che consistano
le mie mansioni, la risposta giusta
è che traggo acqua da un pozzo
con un paniere, servizio che svolgo
con qualche solerzia e diligenza.

Dove abito o eleggo residenza
non è mai il luogo dove vivo.
Io e mia moglie abitiamo
in due case diverse; figli miei
potrei averne, ma non li conosco.
Qualche volta fui padre putativo,
ma resto orfano e figlio, in prevalenza.

Lontana dal villaggio dove scrivo
c’è una lucida stele d’alabastro
che insieme ad altri nomi reca il mio
e la data in cui nacqui, ma è probabile
che neppure lì abiterò.
Mi piace pensarmi esule. Non so
da quale patria e per quale viaggio.