Ristrettezza di visione

In una rara giornata di sole,
quando l’ultimo verde degli ippocastani
brilla più che in aprile,
lo sguardo indugia intristito
sulle mensole opache, sui dorsi frusti
dei libri che risentitamente
da decenni mi danno le spalle.
Allora con solerzia da massaia
do di piglio a stracci e spray antipolvere.

Sto invecchiando, mi dico,
e forse è proprio questa la vecchiaia:
l’attenzione, il fastidio irragionevole
per le magagne minime, visibili
solo con gli occhiali da lettura.
Il battiscopa rigato, le macule grigie
sul parquet, i nei di muffa
sul muro appena imbiancato.

A dispetto della presbiopia,
non vedo più che le cose vicine,
e di queste le sole superfici
laccate, gli orpelli, i similori,
la vernice che presto va in malora.
Certe volte ho quasi in odio
la luce, che invade la casa
solo per rivelarci che la polvere
di nuovo è dappertutto: la polvere
invincibile, eterna, indefettibile.
Maledetta polvere.