Epilogo

La scrivo con tanti accapo
così pare una poesia.
Mancano 14 giorni a Natale
15 a Santo Stefano
poco più di 100 alla pensione
e già scrivo una lettera d’addio.
Ho invano sperato
che Didone mi maledicesse
si strappasse i capelli
si gettasse sulla pira ardente
vedendomi partire.
Invece mi si augura buon vento.

C’è aria di smobilitazione
in casa mia, un disordine
che finalmente ha un senso.
L’alberello di plastica e le palle
rimangano inscatolati.
Dai vasi sul balcone
fiottano già erbacce selvatiche
e io impacchetto libri e stracci
e farmaci e bollette.
Butterò nei sacchi neri
Un bel po’ di cadaveri.

Sono appena sei anni
che abito in questa casa
che non riuscirò a vendere
neppure a un nuovo profugo.
Ah, fossi tornato al paesello
vent’anni fa, o me ne fossi andato
da qualsiasi altra parte!
Comunque la peregrinazione
si conclude, da Calipso & Company
mi sono congedato – il resto è
desolazione e deserto.

Non ne ho infilata una giusta
nella vita.
Neppure con la minchia.