Se almeno fossi novembre,
crudele aprile che splendi
solo per gli alberi e gli uccelli,
aprile adescatore
che ci chiami nei parchi avvelenati,
nelle strade deserte di umani
e invase da topi e da cinghiali.

Dio di questa malora e delle stagioni,
sposta la terra lungo la sua orbita,
ferma il pendolo e spostala di un giro.
L’eternità potrà fare a meno
Di questo disgraziato anno bisesto.
Risvegliaci nuovi e risanati
a maggio, a giugno (fai tu)
del 2021. O mai più.