Quando di nuovo verrai qui a trovarmi,
alle undici e tre quarti di mattina,
non aprirò la porta
se non ti sarai annunciata un anno prima:

il tempo di far sparire lo stendino,
di cambiare un po’ l’arredamento,
di studiare una strategia di offesa
per il dibattimento tanto atteso.

Certo, da un giorno all’altro si può sparire,
non solo dalla vita di una… caregiver.
Sì può cambiare casa, continente,
o non essere più di questo mondo.

Ma mettiamo che io resti a invecchiare
qui, in solitudine: potremmo
inventare un pretesto, trovare
effetti personali da restituire.

Non siederò in pigiama sul divano,
indosserò un vestito elegante,
un tight, un frac del colore più strano,
il colore che meno mi somigli.

Vorrei, infine, non esser più io
l’uomo che troverai in casa mia.
Ma una, dieci estati basteranno
a dimenticare le offese?

“Buon giorno, Monasteri”, mi dirai,
mostrandoti appena un poco risentita:
come avessimo avuto appena ieri
quei dissapori antichi, non proprio lievi.

Io invece ti chiamerò per nome.
Ti darò un bacio sulla guancia,
tu fingerai di volerlo schivare.
Parleremo a lungo di niente.

Dopo sei ore avrai un impegno urgente,
rinvieremo al prossimo weekend
l’appassionata resa dei conti.
“Spiacente”, dirai, “devo andare”.

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