(Dis)inganni

Mettiamo le cose in chiaro: non m’illudo
e so che ti ho delusa, ma non escludo
un ritorno di fiamma (un fuocherello
lo stiamo forse un poco alimentando).

Non scriverò mai più poesie d’amore.
Quelle che scrissi le reputo brutte,
non meno (con almeno un’eccezione)
delle persone a cui le dedicai.

Quante infelici ho chiamato gioia
e amore – quante volte ho proferito,
e più spesso scritto, il malaccorto
e spudorato “ti amo”.

Dirlo in versi e in prosa da lontano,
per email, era meno inopportuno.
Innocuo invece da troppo vicino,
versandolo dalla mia bocca
dentro la bocca che baciavo

(in quei momenti – dicono – non vale).

Ora quel verbo inane
solo al passato, o al condizionale
lo potrei coniugare: ti amerei
stasera, se tu volessi
e non fossimo così distanti.
Ti amai, ti ho amata, ti amavo.

Sono passati così tanti anni.

Potrei, se tu (per così dire)
mi amassi da morire,
persino azzardare un “ti amerò”.
Non siamo ancora abbastanza vecchi:
ti amerò, ma non ora, non ancora.
Comunque non te lo dirò.

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