Congedo

Basta, ci metto un punto,
chiedo perdono, è andata com’è andata.
Ho sempre scritto tante, troppe lettere all’amata di turno, troppo a lungo
durò la gioventù.

Non sempre erano lettere d’amore,
più spesso erano requisitorie,
antiche controversie trascinatesi,
ab antiquo, di amore in amore,
contumelie a un amore che fu.

La contesa era impari,
dovevo scrivere molto.
Per ogni cento lettere inviate
ne ricevevo una striminzita.
Anche quando smettevo di spedirle
la querelle proseguiva.
E scrivevo e scrivevo,
non sapevo più a chi.

A fiumi di parole dissennate
la risposta talvolta
era un messaggio conciso,
una precisa stilettata al cuore.
Con una donna non c’è mai partita.

Ma basta, sono vecchio,
il gioco mi ha stancato.
Chiedo perdono, è andata com’è andata.

Dovrò di nuovo andarmene lontano
da te, dalla tua casa inospitale.
Anche stavolta partirò per mare,
perché duri di più il viaggio
e sia maggiore il senso della distanza.

Fioriranno i mandorli tra poco
al mio paese, e di nuovo
mi vieterò di vederli. Anche lì
attenderò tue notizie da mane a sera
nel chiuso di una stanza.

Lontani, ognuno nella sua clausura,
progetteremo vacanze
in Patagonia, in isole caraibiche.
Ci telefoneremo molto spesso,
saremo di nuovo vicini.