05:02

Improvviso nel cuore della notte
ha un tonfo il cuore e spalanco
gli occhi nel baratro del buio
punteggiato da lucciolii rossastri.

Non è forse un sogno, un incubo
a svegliarmi, né questo
è un risveglio, ma un timer
che scatta in me nel sonno, un innesco
fortuito – o un disastro, un agguato
programmato, puntuale.

La radiosveglia è in ritardo…
o in anticipo… l’ora legale…
Ma è sabato: l’ho spenta. E’ silenziosa
la notte, minacciosa.
Mi alzo a mezzo del letto
e preme nell’orecchio senza suono
come un urto dovuto a un vuoto d’aria,
un urlo muto, la tuba
che informa della catastrofe universale.

Devo andare, ma è troppo tardi.
Ho perso il tempo. Una coincidenza
saltata per pochi secondi.
O fu di anni il ritardo,
e ora, in un lampo, la coscienza
del (non) accaduto, della
occasione perduta. Ma cos’era?
Che fu, di cosa avvenne la scadenza?

Le cinque, passate: il crittogramma
zerocinque-due punti-zerodue
sul display rosso, urgente come un allarme.
Ho cinquant’anni… no, cinquantadue.
Ma qual era, diosanto, l’impegno,
l’appuntamento, il sogno,
l’inadempienza?

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