E’ stato faticoso stamattina
districare il racconto dal garbuglio
dei sogni, risalire dagli abissi
verso un varco di luce, una carena
di una barca in attesa.
Sirene mi chiamavano, alghe torbide
m’avvincevano i polsi e le caviglie.
C’era come un’urgenza e un rifiuto
di ricapitolare e ritrovare
l’epilogo, la nota trafittura,
il sollievo e la pena del risveglio.

 

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